EN / SLO

Roberto Nassi

Italy, 1973

graduated at Padua University - where he was pupil of the poet Fernando Bandini - with a thesis on Attilio Bertolucci. Teacher of Latin and Italian literature in a secondary school, he is a Scientific Referent for *Alps Adriatic Cultural Community* and lives in Schio (Italy). He wrote four books of poetry: *La pania*, *Incontri*, *La* *sposa* *che* *vola*, *Dalla* *boccia* *di* *vetro* and since almost 10 years he has been working on a long novel in verses. His essays on XX Century Italian and English poets (but also artists) have been published in several academic and scientific reviews. In 2005 he wrote the texts about dialetc poetry for the television series *Filofili* on Venetian culture and traditions and won the National Award *Citta di Forli* for his translations from S. Heaney.

..............................................................

Fiocca come il silenzio di un sogno coperto di neve
sfrigola sorda nelle strisce vaporose
di una resurrezione a rovescio
dentro cui distende le ali cinerine
e poi nel loro incavo ombroso
mi mastica
come un pezzo di corteccia odoroso balsamico
mi sfilaccia mi sfibra in fili che mi separano da me
mi succhia indefinitamente
fino a quando non ho più alcun sapore
tranne il suo
e prendo il sapore cinerino delle cose...

Mi succhia immemorabilmente
finché non resto che il buco
da cui ora sbircia il mondo
e per contrasto riconosce se stessa
e finalmente è
grazie al vuoto che sono,
e può guardarmi e mi guarda un istante crepuscolare,
il capo inclinato di traverso,
con lo sguardo di figlia
cigliato di liquorosità marine,
prima di attraversarmi
mantide amante
e stendersi oltre me molle e nuda sulle cose nude che odorano di me.

..............................................................

È ancora lì a sognarsi nello specchio muto del suo sogno
quando all’alba la vesto coi colori della festa –
un’armilla di luce lasciandomi in pegno intorno alle pupille
mi saluta fuggendo la tristezza


ENGLISH:

She covers me like the silence of a snow-covered dream
She heats up quietly in steamy sighs
Of an inverted resurrection
Stretching her ash-wings out
Then in their shadowy hollow
She nibbles me as if I were
A sweet smelling balsamic bit of bark.
She frays me, she disects me in fibres
Spliting me from me.
She sucks the life out of me
Until I have no more flavor
Only hers
While I am left tasteless.

She licks me into oblivion
Until I am but the peephole
From where she eyes the world
Until she recognizes herself
In the emptyness that I feel
Looking at me in a dusky manner
Her head tilted in
A Lolita-like look
With waves of blue sea
Before devouring me
Like a mantis-lover
Sliding over me, tender and naked.

She is still there in the silent mirror of her dream
When at dawn I dress her in festive colors
Flooding the light of my eyes as
Sadness waves goodby and runs away.

Translated by Paul Polansky

*

Dove?
In che dischiusa cristallinità
s’affisserà la vista
che ancora (ancora) quietamente
ansiosa muove su immagini
sfuggenti impercettibilmente
come se il mondo e le sue forme
una miopia universa allontanasse
da una presa ferma in grado
di bilanciare i moti innominabili
dell’intimo in travaso
nel rovescio di sé
nell’Altro che rimescola
estraneità e familiarità
e se respinge non lo fa
senza lasciare un formicolio
diffuso un guizzante torpore
una parente dissolvenza là,
all’altra entrata
della vista...

E l’uguaglianza nelle forme
che ugualmente ondeggiano
nell’acqua nella terra e nella roccia
in differenti movimenti
tempi nel tempo a loro volta forse
inviluppati
nell’oltretempo che li acceca
e l’onnipresenza del frattale
che informa anche il grumo dei pensieri
fissandoli in geometrici origami
nel regno minerale
riscatteranno anche le colpe
in una scala più compiuta?
Le fonderanno nella gioia che balena
nella pupilla del tramonto, nell’alba
dello sguardo di una madre al figlio,
di un uomo a un uomo suo fratello?

Ma l’essere stato che si inambra nell’essere
e in lui si mostra e vive
il nodo della coincidenza di corruzione e crescita
l’incistarsi nella parola tornita
dell’amovibile ambage
dove, alfine, riveleranno il proprio enigma?

Un suono, almeno, un suono
che per me e per te sia uguale
per cominciare
che sia il colore che il colore prende
quando si fa sentire ed onda dentro l’animo
e inizi lì la mescolanza
nel punto indefettibile dell’anima in contatto
con un’altra, lì s’accentri e s’avvii
l’abbraccio universale
e simultaneo col mondo messo a fuoco
a poco a poco.


ENGLISH:

Where?
In what partly open crystallinity
will your sight fix
which still (still) quietly
anxious moves on images
imperceptibly elusive
as if a universal myopia
would distance the world and its forms
from a firm hold capable
of balancing the unnameable movements
of the intimate pouring
inside out of itself
in the Other who remixes
strangeness and familiarity
and if it pulls away it doesn’t do it
without leaving a diffused tingling
a flickering torpor
a familiar fading there,
at the other entrance
of your sight …

And will the equality in the forms
which equally wave
in the water in the earth and in the stone
in different movements
times in time in turn maybe
enveloped
in the beyond-time which blinds them
and the omnipresence of the fractal
which informs even the clot of thoughts
fixing them in geometric origami
in the mineral kingdom
will they redeem even the faults
on a more perfect scale?

Will they merge in the joy that flashes
in the pupil of the sunset, of the sunrise
of a mother looking at her child,
of a man looking at a man – his brother?

But where will Having-Been in the amber of Being
that manifests itself and lives in it
the knot of coincidence of corruption and growth,
the obscurity
cysting in the poetic word
at last, reveal their own enigma?

A sound, at least, a sound
which is the same for me and for you
to start
which is the colour which colour takes
when it becomes feeling and wave-like in your soul
and there, in the unfailing point
of your soul in contact with another,
may the blending begin,
there may the universal and simultaneous embrace
with the world put into focus
little by little
centre and spread.


Sposi

La prima che trovammo
fu San Simeone.
Dio non sembrava sciocciato
di revederci ancora
dopo la gialla estate
dopo l’afoso sottotetto.
E con divina pazienza ascoltava le promesse
vegliando sullo scambio degli anelli
ammiccando a quello reticente sulla nocca
divertito per quell’altro largo di un tantino
Fu testimone una colomba.
Il vecchio Simeone non praló.
Ma fu chiaro nell’anima un instante
che era un passaggio segnato da lama
dove la gioia fluiva più viva.
Poi volammo sui ponti e sulle calli.


NEDERLANDSE:

Jonggehuwden

De eerste bij wie we langsgingen
was San Simeone.
Het leek God niet te deren
ons nog een keer te zien
na de gele zomer
na de benauwde zolderkamer.
Met goddelijk geduld hoorde hij de geloften aan
zorgzaam bij het wisselen van de ringen
opmerkzaam dat die lastig over de knokkel schoof
geamuseerd dat de andere een beetje te groot was.
Getuige was een duif.
De oude Simeone sprak geen woord.
Maar in een flits zagen we in
dat dit een reis was op het scherp van de snede
waar het geluk vol leven stroomde.
We vlogen over bruggen en door straten.

Vertaald door Ineke Holzhaus

 

c’eravamo io e la mia ragazza già donna su in collina
e c’era la luna bianca come le camicie
e il cielo era blu scuro
e le stelle erano sotto e giuro
la luna s’è velata il capo con lo straccio
di una nuvola all’abbraccio, le camicie
si son messe a tremare ed ho visto
un che di rosso picchiettare l’occidente
e noi che si volava rasoterra
come in quadro di Chagall

 

NEDERLANDSE:

ik en mijn meisje al vrouw waren hoog op de heuvel
en de maan daar was zo wit als onze hemden
en donkerblauw was er de hemel
en daaronder de sterren moet je weten
de maan verstopte haar gezicht in rafels
van een wolk toen wij kusten, en de hemden
begonnen te trillen en wij zagen
iets van rood oplichten in het westen
en hoe wij laag over de aarde zweefden
als op een schilderij van Chagall

Vertaald door Willem van Toorn

 

Orfeo e Euridice

Dalla crepa sul tuo volto
alitano voci impastate
della cenere che orla il precipizio
di un tempo elastico

grate di grida
arrugginiscono l’alba
imprigionandola tra le tue labbra
come un bacio dimenticato

la realtà si fa avanti zoppicando
denudando la lebbra che la divora

e Orfeo e Euridice camminano
stretti sulla schiena dei morti

sentono sbocciare i fiori
come delfini premonitori
che fendono il sangue controcorrente

il poeta ne racconta la storia
per l’ennesima volta
e l’eco che rimbalza ci confonde
nell’esatta equazione dei pronomi

abbiamo camminato circospetti
misurando il metronomo dei passi
senza voltarci indietro
ma senza neanche smettere un istante di sentire
la risacca delle voci
di vedere il farsi
e disfarsi dei volti nella spuma
che sbianca i bordi sfrangiati della memoria

più volte ci siamo chiesti chi fosse
a tenerci la mano
a chi finivamo per trovarci abbracciati
quando la reticenza dei fiori
diventava insopportabile
lungo il cammino
segnato dal bianco delle ossa

i tuoi sandali affondavano nella terra
impronte fossili

ho detto: facciamo che tu eri Euridice...
e siamo entrati in un imperfetto senza tempo
raccoglievamo volti fiori e baci avvizziti
di amanti infelici

il tuo seno mi offriva qualche minuscola
goccia salina quando lo succhiavo insieme alla notte
e tu ti riposavi del viaggio
che ti restituiva alla luce

poi un mattino mi hai detto:
io lo so chi sei
io ti aspettavo
Orfeo!

avevi gli occhi liquidi
e mi hai passato la lingua nell’orecchio
come una volta –
hai sussurrato – ricordi?
io interrogavo la memoria
temendo l’invadenza di un altro

ma nelle tue labbra scorreva il sangue
dell’alba e le grida crollavano
polverizzate
nell’aridità del silenzio

ci siamo scrollati le ombre dai calcagni
e un’altra notte ha lavato i nostri corpi allacciati
abbandonati

l’ardore ci faceva più chiari
delle ossa dei morti
distesi sull’orlo vertiginoso del tuo volto
sotto le scintille cadenti di mondi che si sfregano
 

 

DEUTSCH:

ORPHEUS UND EURYDIKE

Aus dem Riß in deinem Antlitz
atmen vermischte Stimmen
der Asche   die den Abgrund
einer elastischen Zeit säumt

Gitter aus Schreien
rosten die Dämmerung
kerkern sie ein zwischen deinen Lippen
wie einen vergessenen Kuß

die Wirklichkeit schreitet hinkend vorwärts
den Aussatz  der sie verschlingt  freilegend

und Orpheus und Eurydike gehen eng
nebeneinander auf dem Rücken der Toten

hören die Blüten sich öffnen
wie mahnende Delphine
die das gegen die Strömung fließende Blut durchpflügen

der Dichter erzählt diese Geschichte
zum x-ten Mal
und das Echo davon verwirrt uns
in der genauen Gleichung der Pronomen

wir sind umsichtig gegangen
den Taktmesser der Schritte im Ohr
ohne uns unzudrehen
aber auch ohne einen Augenblick aufzuhören
der Rollbrandung der Stimmen zu lauschen
zu sehen das Entstehen
und Vergehen der Gesichter im Schaum
der die ausgefransten Säume der Erinnerung bleicht

Mehrmals fragten wir uns wer es sein mochte
der uns an der Hand hielt
für wen wir uns endlich umarmten
wenn die Zurückhaltung der Blumen
unerträglich wurde
entlang des vom Weiß der Knochen
markierten Weges

deine Sandalen versanken in der Erde
fossile Spuren

ich sagte : tun wir so  als seist du Eurydike
und wir traten ein in ein zeitloses Imperfekt
wir sammelten Gesichter Blumen und welke Küsse
unglücklicher Liebender

deine Brust bot mir manch ein paar winzige
salzige Tropfen dar   wenn ich daran saugte gemeinsam mit der Nacht
und du dich ausruhtest von der Reise
die dich dem Lichte wiedergab

denn eines Morgens sagtest du mir
ich weiß  wer du bist
ich habe dich erwartet
Orpheus!

du hast feuchte Augen gehabt
und hast mir deine Zunge ins Ohr gesteckt
wie einstmals -
hast geflüstert - erinnerst du dich?
ich habe die Erinnerung befragt
aus Furcht vor der Zudringlickeit eines anderen

aber in deinen Lippen rauschte das Blut
der Dämmerung  und die Schreie erstarben
zerstäubt
in der Dürre der Stille

wir schüttelten die Schatten ab von unseren Fersen
und wieder wusch eine Nacht unsere verknoteten Leiber
die aufgegebenen

die Glut hat uns heller gemacht
als die Knochen der Toten
die auf dem schwindelnden Saum deines Antltzes hingestreckt lagen
unter den sprühenden Funken sich aneinander reibender Welten 

Translated by Hans Raimund

Literary association IA

The 8th Golden Boat Poetry Translation Workshop 2010

The 8th Golden Boat International Poetry Translation Workshop

"SAVE LEAD-POISONED CHILDREN OF KOSOVO"
You can sign the petition here

A FILM BY BOJAN BRECELJ: Golden Boat 2010 from Bojan Brecelj on Vimeo.

ABOUT WORKSHOP - MEDIA on internet

Dnevnik, 18. 9. 2010

Primorske novice, 16. 9. 2010

Večer, 27. 9. 2010

La poesia e lo spirito, 28. 9. 2010

Tvar, 21. 10. 2010

Portal české literatury, 8. 11. 2010

Czech literature portal, 1. 12. 2010

 

PROGRAMME

Sunday, 12th September
19:00 – Welcome dinner

Monday, 13th September
9:30 – Working session
13:00 – Lunch
19:00 – Dinner

Tuesday, 14th September
9:30 – Working session
13:00 – Lunch
14:30 – Excursion (Škocjan caves)
19:00 – Dinner

Wednesday, 15th September
9:30 – Working session
13:00 – Lunch
15:00 – Walking excursion
19:00 – Dinner

Thursday, 16th September
9:30 – Working session
13:00 – Lunch
18:30 – Dinner
20:00 – The Golden Boat Reading in Škocjan

Friday, 17th September
9:30 – Working session
12:30 – Lunch
14:00 – Departure for Ljubljana
19:00 – The Golden Boat Reading at the Ivan Cankar Cultural Center in Ljubljana

Saturday, 18th September
9:30 – Session on translating poetry
13:00 – Lunch
15:00 – Excursion to Tomaj
20:00 – Dinner

Sunday, 19th September
Departure after breakfast

Zlati Čoln 2010